Per essere consapevoli
Dall’inglese “Bullying”, il termine BULLISMO, ormai entrato nella nostra quotidianità “scomoda”, sta ad indicare ovunque il fenomeno dilagante della PREPOTENZA TRA PARI IN UN CONTESTO DI GRUPPO. Hanno provato a capirci di più, analizzando il comportamento di studenti delle scuole scandinave – alla fine degli anni sessanta e all’inizio degli anni settanta – gli studiosi Heinemann e Olweus ai quali risalgono le prime teorizzazioni e definizioni del comportamento deviante . «Un ragazzo è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente, nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni» così Olweus nel 1993; ed ancora il «Comportamento che mira deliberatamente a far del male a danneggiare; spesso è persistente, talvolta dura settimane, mesi e persino anni ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittime» nella descrizione del Bullismo ad opera di Sharp & Smith nel 1995.
Sebbene le definizioni si siano succedute nel corso degli anni, arricchendosi di connotati nuovi, più dettagliati ed afferenti a sfere diverse, ciò che ha rappresentato e rappresenta una costante del fenomeno è la sua annoverabilità nella più ampia categoria dei COMPORTAMENTI AGGRESSIVI , posti in essere con INTENZIONALITA’, caratterizzati da PERSISTENZA e fondati su uno SQUILIBRIO DI POTERE.
Non è un fenomeno di nuova generazione e questo lo dimostrano gli anni degli studi condotti sui comportamenti – problema da cui scaturiscono reazioni pericolose e spesso gravi, tuttavia, qualcosa di nuovo, nel mondo dell’era digitale, il fenomeno lo ha assunto, risentendo dell’uso “poco meditato” della rete e facendosi per questo definire CYBERBULLISMO. E qui la realtà che si manifesta, a seconda dei mezzi e delle modalità utilizzate, diventa molto più variegata. Ci ha provato a categorizzarla Willard differenziando il cyberbullismo in otto specifiche tipologie di comportamento. Vediamo quali.
Harassment: il porre in essere molestie, ossia azioni, parole o comportamenti, persistenti e ripetuti, diretti verso una persona specifica.
Impersonation o furto d’ identità: la creazione di un nuovo profilo parallelo, fingendo di essere
quella persona per poi parlare male di qualcuno, offendere, ricevere notizie privte. L’invio di messaggi a nome della vittima ad altre persone, da parte del soggetto intruso, se in possesso del nome utente e della password della vittima.
Denigration: il diffondere messaggi falsi o dispregiativi nei confronti delle vittime, con lo scopo di “rovinarne” la reputazione o le amicizie.
Flaming: (“fiamma”)l’ invio di messaggio ostile e provocatorio da parte di un utente alla comunità o a un singolo individuo, allo scopo di suscitare conflitti verbali all’interno della rete tra due o più utenti.
Tricky o Outing: il bullo entra prima in confidenza con la vittima, scambiando con essa informazioni intime e/o private, e una volta ottenute le informazioni e la fiducia della vittima, le diffonde tramite mezzi elettronici come internet, sms, mail.
Exclusion: l’esclusione intenzionale di un individuo/utente dal proprio gruppo di amici, dalla chat o da un gioco interattivo. L’esclusione dal gruppo di amici è percepita come una grave offesa, in grado di ridurre la popolarità tra il gruppo dei pari.
Happy slapping: la registrazione all’insaputa della vittima e la diffusione su internet di video rappresentante la vittima mentre subisce diverse forme di violenza, sia psichiche che fisiche.
È dunque chiaro che le condotte ascrivibili al fenomeno del cyberbullismo sono davvero tante e la scelta di riportarle in questa lettura non è dettata dal desiderio di diffondere teorizzazioni e classificazioni fatte da altri, piuttosto dal proposito di favorire la conoscenza dei comportamenti-tipo per aiutare a riconoscerli se si è vittima, spettatore, autore. CONOSCERE PER RICONOSCERE è il presupposto per EVITARE.


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